Recensione “The Place”

Per il regista Paolo Genovese, dopo “Perfetti sconosciuti”, ecco a voi: perfetti sconosciuti. Non si conoscono tra loro, infatti, i disperati che fanno la fila per rivolgersi al dolce Valerio Mastandrea in versione Belzebù / Mago Otelma, seduto fisso al tavolo del locale “The Place”, appunto, realizzando il record europeo di numero di caffè bevuti in un giorno, serviti dalla Ferilli, che lavora in quel bar.

Questi personaggi che siedono uno per volta al tavolo di Mastandrea dovrebbero compiere una azione, spesso aberrante, ordinata loro da questa specie di demiurgo, ed in cambio ottenere una “grazia” per loro. Chi la guarigione del marito, chi il ritrovamento della figlia, chi riconquistare il marito, chi conquistare la velina sul poster affisso in officina. L’idea di fondo sarebbe vedere fino a dove può arrivare l’animo umano pur di realizzare i propri desideri. Idea di film anche (molto) originale, ma non brillantissima. Alla fine Sabrinona Ferilli prende Mastandrea e simbolicamente gli dice “evita”.

 

 

Recensione “Mistero a Crooked House”

Si torna al giallo classico. Bel film, tratto da un romanzo tra i meno conosciuti di Agatha Christie, “Crooked House” del 1949, tradotto con “E’ un problema”, sempre un po’ trascurato in ambito adattamento cinematografico. Il regista Gilles Paquet-Brenner riproduce le tipiche atmosfere della scrittrice britannica, la dimora nella campagna inglese, il tè delle cinque, silenzi, sinistri scricchiolii del legno della casa…..e l’omicidio del vecchio capo famiglia. Il gruppo dei familiari che si odiano l’un l’altro tra stanze dorate, tutti con un possibile movente, tutti sospettati dall’investigatore (Max Irons). Notevole l’interpretazione di Glenn Close nel ruolo della zia Edith. Avviso senza spoiler: non c’è Poirot, non c’è Miss Marple, alla fine il colpevole NON è il maggiordomo.

 

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