D’accordo, non c’entrerebbe con il cinema ma questo blog si è auto-nominato “di cinema e tendenze” quindi possiamo e potete scrivere di (quasi) tutto. O magari qualcuno potrebbe pensare ad una sceneggiatura per un film ambientato a Ferrara, 30-40-50 anni fa.

Oggi si giuoca Spal – Fiorentina. Questa partita profuma di calcio (e di una Italia) d’altri tempi, quando non c’erano anticipi e posticipi dal venerdi al lunedi, tutte le partite si disputavano al pomeriggio della domenica, ore 14.30 nei mesi più freddi perché fa buio verso le 16, le maglie dei calciatori erano quelle con i colori tradizionali delle squadre e non erano rappresentazioni di arte cubista e colori futuristi come adesso, i numeri di maglia andavano dall’1 all’11 e non si vedevano come oggi cose tipo 99, 47, pigreco o radice di 2, e la nazionale italiana riusciva a qualificarsi per i mondiali.

Spal – Fiorentina è partita che profuma di brasato e vino rosso nel pranzo domenicale in famiglia, altro che brunch, poi allo stadio in una domenica di novembre come questa, umidità e freddino, nebbiolina e castagne, poi a passeggiare e riscaldarsi con un punch al rum, sotto i portici del centro storico di Ferrara, così sommamente descritto da Bassani ne “Il giardino dei Finzi Contini”.

Ovviamente ci sarebbero altre partite del nostro campionato che avrebbero lo stesso fascino rievocativo di una invidiabile vita di provincia anni ’60-’70, come Atalanta – Bologna, Hellas Verona – Genoa, e tante altre. Ma una squadra che si chiama Società Polisportiva Ars et Labor (per gli amici, SPAL), con quella maglia storica a righine verticali bianche e celesti, che giuoca in casa in una città come Ferrara, dovrebbe stare sempre in serie A e, se retrocede, la Federazione dovrebbe garantirgli una wild card per partecipare a prescindere, come nel tennis. Ma la FIGC è guidata da Tavecchio, e lui sicuramente queste cose non le capisce..