Progressisti con il “sedere” degli altri, a parole ma non nei fatti. Prevedibile, ma istruttiva, commedia farsa francese su uno scrittore radical chic che accoglie in casa un gruppo rom che gli sfascerà giardino, piante, mobili e famiglia.

L’attore Christian Clavier indossa i panni di un docente universitario, intellettuale di sinistra ma con mega villa con piscina nel quartiere giusto alle porte di Parigi, con servitù extra-comunitaria, e pasteggia spesso ad aragosta e champagne. Quindi predica e poi razzola esattamente nel modo in cui fanno tanti intellettuali di sinistra non solo in Francia (il personaggio protagonista vuole essere una parodia di Bernard Henry Levy?), ma anche in Italia. Vedi il gruppone di illuminati di Capalbio, che recentemente non hanno voluto accettare un solo migrante nel loro buen ritiro, pur passando il loro tempo a dare del razzista a chi prova a proporre qualche misura di regolamentazione del biblico problema.

La regia del film è di Philippe de Chauveron. Durante un dibattito televisivo per promuovere il suo libro, pieno di tesi ipocrite sull’accoglienza, il protagonista viene provocato da un suo rivale di estrema destra ad accogliere in casa una famiglia Rom. Lui ovviamente a parole fa finta di accettare, ed incautamente dà il suo indirizzo in TV. Poi appena uscito dallo studio televisivo, convinto di avere trionfato nel duello verbale contro il suo rivale fascista-classista-razzista, va a festeggiare la sua performance televisiva com moglie e sodali nel solito ristorante extra lusso. La sera, tornato nella sua magione, squilla il citofono: è una famiglia di Rom che ha seguito il dibattito in televisione, lo ha preso in parola e quindi pretende di installarsi a casa sua. E cosi scatta il panico nella famiglia dei presunti progressisti, ma sempre in nome del loro adorato politicamente corretto e intravvedendo ulteriori vantaggi di immagine da monetizzare quanto prima, i padroni di casa acconsentono che i rom si piazzino con la loro roulotte in giardino. Pian piano i Rom, fracassoni che in pochi giorni riescono a distruggere quasi tutto quello che toccano, non si limitano al giardino ma superano anche la soglia di ingresso della casa, e qui continuano le scene di finta accoglienza (spaventata) dei borghesi illuminati.

“Benvenuti a casa mia” ha una dose di perfidia non comune nel genere, non si ferma davanti al politicamente corretto e attacca frontalmente i bobo (borghesi bohémien), così ossessionati dalla tutela della loro sfera intima, ma spiazzati e disarmati quando si tratta di passare all’azione. Il film è una satira sul moralismo di chi si crede senza peccato e superiore agli altri, in cui tutti trovano il modo per sentirsi migliori degli altri, in cui ogni gruppo sociale ne trova un altro più in basso nella piramide su cui scaricare le frustrazioni subite da quello appena più in alto. Vedi il maggiordomo indiano che insulta quegli zozzoni dei Rom, rifiutando di servirli in giardino a bordo piscina. Insomma, una totale confusione in cui si parla senza pensare, una vera metafora dell’epoca dei social media.