Mese: ottobre 2019

Recensione “The Old Man & The Gun”

Non siamo mai stati fan sfegatati di Robert Redford, ma innegabilmente le sue interpretazioni de “La stangata”, “Come eravamo”, “Butch Cassidy”, “A piedi nudi nel parco”, dove rinuncia al ruolo di bello per essere un credibile attore comico con una strepitosa Jane Fonda, “I tre giorni del condor”, ma soprattutto “Tutti gli uomini del Presidente”, lo facevano ricordare fra i migliori artisti di Hollywood.
Mancano alla lista “Il grande Gatsby” o “Gente comune”, proprio perché la sua recitazione non ha mai del tutto rapito, a dispetto della prestanza fisica e del plauso generale del pubblico. Ma sinceramente affidarsi a questo regista e a questa pellicola per dare l’addio allo schermo non crediamo sia stata una idea brillante.
La storia vera, ma forse eccessivamente edulcorata, del rapinatore di banche gentile e sorridente che evade di continuo dal carcere, e non si stanca mai di prendersi gioco della polizia, ha un che di fasullo e costruito, che non convince già dalle prime scene.

E poco o nulla serve a risollevare una stanca sceneggiatura il sottotesto ironico o forse nelle intenzioni addirittura comico, con cui si vuole condire la vicenda
Tutto si svolge in una atmosfera sonnolenta e anestetizzata, dove tutti sembrano in trance, compreso il poliziotto che lo vorrebbe arrestare. Svogliato e distratto, non si sa se per esigenze di ruolo o per incapacità di Casey Affleck, si trascina da casa al posto di lavoro, demotivato e afflitto, sembra, da altri pensieri che non siano arrestare il rapinatore.
La banda dei vecchietti terribili, con un irriconoscibile Tom Waits, sembra vivere ben al di sotto delle proprie possibilità, visto il numero impressionante di colpi messi a segno: perché? Inefficienza, noia, demenza senile in agguato? Non si sa.
E la signora che intercetta fortunosamente il rapinatore gentiluomo, Sissy Spacek, pare abbia la sola funzione di contraltare di genere, messo lì per fornire alla sceneggiatura una traccia sentimentale, sui generis anche quella.
Strade e ambienti vuoti, abitazioni trasandate e male illuminate, tavole calde stranamente silenziose, auto che si inseguono a ritmi indolenti e senza clamore. Molte inquadrature sembrano ricordare più i quadri di Edward Hopper per l’abbigliamento del protagonista, il contesto sospeso e onirico, le atmosfere cupe e le luci fredde, che non la vita che si faceva negli anni ’80, quando già cappelli da uomo e trench erano retaggio del passato, seppur recente.

Un’ora e mezza passata a indagare da vicino le rughe di Robertone Redford, che i primissimi piani non gli risparmiano e che anzi, sembrano contributo indispensabile e risarcimento dovuto e postumo a una carriera cinematografica che non meritava davvero una fine così poco onorevole.
Un film da dimenticare, subito.

by manu52

Recensione “Troppa grazia”

Lucia, giovane geometra e madre single di una adolescente, lavora saltuariamente per il comune con progetti con i quali spera di potersi affrancare da una vita da precaria. L’ultimo, pomposamente chiamato L’Onda, sembra essere il fiore all’occhiello dell’assessore che glielo affida, sperando che il bisogno di lavorare la costringa a non andare troppo per il sottile. Ma durante una delle tante giornate passate a rilevare le caratteristiche del terreno, Lucia fa un incontro inatteso.
Sembra una profuga la donna che le parla prima in una strana lingua e poi in italiano. Ma lei sostiene di essere “la madre di Dio”.
Lucia imputa inizialmente questo incontro alla stanchezza, poi teme di essere diventata pazza. Anche perché nessuno all’infuori di lei vede questa presenza, che si dimostra molto determinata, ai limiti della violenza fisica, per convincerla a seguire le sue istanze. La Madonna è manesca, la prende per i capelli, le sbatte la testa contro il muro, la butta per terra, sempre con un atteggiamento freddo e distaccato. Ma sa anche consolarla in silenzio nei momenti di disperazione quando Lucia non sa come comportarsi al lavoro, poiché la Madonna sostiene che il complesso dell’Onda non vada fatto, ma su quel terrreno si debba erigere una chiesa.
Possiamo leggere la reazione di Lucia come un presa di coscienza, o come un ripensamento. Certamente non come folgorazione mistica perchè non è mai stata religiosa. Il regista insiste sul tasto satirico e comico per sdrammatizzare, ma la seconda parte del film dimostra come non abbia ben chiaro come uscire in maniera decorosa dalla situazione pseudo religioso-ecologica e lo spettatore stenta a decodificare il suo messaggio
Mi fermo qui per non rovinare il finale.

La trama di questo film del regista Gianni Zanasi è originale e curiosa, molto ben recitata da Alba Rohrwacher ed Elio Germano.
Ma forse volere affrontare troppi temi contemporaneamente, immigrazione, genitorialità, salvaguardia dell’ambiente, precariato, spiritualità e collusione fra potere politico e interessi privati, non ha giovato nel complesso alla narrazione, un po’ confusa e sicuramente poco lineare.

by manu52