Mese: gennaio 2018

Il triplete del weekend 12-14 gennaio 2018

Cosa vedere al cinema in questo primo fine settimana, dopo le feste, del 2018? Ecco i consigli de “La decima musa” per questo weekend.

1) “Bendetta follia” di Carlo Verdone

2) “Tutti i soldi del mondo” di Ridley Scott

3) “Napoli velata” di Ferzan Ozpetek

Se qualcuno li vuole mettere in ordine di preferenza, dal piu’ bello in giu’, facciamo questa mini-classifica.

 

Recensione “L’insulto”

Beirut, giorni nostri. A un comizio del Partito Cristiano vediamo il meccanico Toni (attore Adel Karam) tutto infervorato dal discorso della sua parte politica, il quale poi torna, fiero delle sue adenoidi (come avrebbe commentato la Gialappa), dalla giovane moglie incinta, a casa, dove campeggiano gigantografie del capo della formazione politica di riferimento. Poi vediamo Yasser (attore Kamel El Basha), ingegnere civile palestinese che, profugo, lavora da anni come capo cantiere per un imprenditore edile. Durante un sopralluogo nel quartiere di Toni, un getto d’acqua investe in pieno l’ingegnere, provenendo proprio dallo scarico abusivo del balcone del garagista. Quest’ultimo non gradisce né la richiesta di chiarimento, né la offerta di riparazione di questo piccolo guasto da parte dell’ingegnere il quale comunque la fa eseguire ugualmente dal suo team di operai, e in pochi minuti lo scarico é riparato e a norma. Ma Toni non gradisce la presenza nel suo quartiere, figuriamoci il lavoro fatto da un palestinese che per (sua) definizione e’ sempre un nemico, e immediatamente distrugge il lavoro appena completato, con un gesto che suona come una dichiarazione di guerra. La reazione del palestinese non si lascia attendere: “Brutto stronzo”, dice al futuro padre e questo è il primo degli insulti a cui fa riferimento il titolo del film, innesco di una reazione a catena che deflagra tra le due fazioni etnico/politiche, retaggio di decenni di guerre e rivalità. Praticamente, per una questione di grondaie, un militante cristiano e un palestinese capocantiere cominciano  ad insultarsi, questione privata, sembra, inizialmente. Il tutto si aggrava quando il tentativo di conciliazione civile tra i due fallisce: “Ariel Sharon avrebbe dovuto sterminarvi tutti” arriva a dire Toni, e la reazione dell’ingegnere si fa fisica, causando due costole rotte al meccanico, e poi un parto prematuro della sua signora, come conseguenza della situazione; e un processo che, da faccenda di quartiere tra due tizi, diventa affare di stato, con le televisioni e tutti i media che seguono avidamente la vicenda che in tribunale diventa una specie di episodio di “Perry Mason”, con il colpo di scena ulteriore che (Carramba, che sorpresa!) la avvocato donna che difende l’ingegnere é la figlia dell’avvocato, principe del foro di Beirut, che difende il meccanico.

Un film bello, in cui il regista Ziad Doueiri ricorre a volte anche al flashback storico per spiegare meglio come e perché in Libano si é arrivati a questa situazione di non pacificazione civile, anche a qualche decennio di distanza dai fatti che insanguinarono questa terra negli anni ’70 e ’80, devastando Beirut. Nel seguire il dipanarsi della storia narrata nel film, vediamo che oggi Beirut è città cosmopolita e non povera, una metropoli che in realtà fatica a cambiare pelle, come del resto tutto il Libano; è stata riedificata al centro, con un’architettura di tipo occidentale, mentre la periferia rimane “difficile” (eufemismo), nella vita quotidiana della popolazione civile, nella distribuzione etnica dei quartieri, nell’equilibrio delicatissimo di una convivenza sempre complicata, nella gestione della questione palestinese. In questo contesto si muovono i partiti politici che, con determinati atteggiamenti da “o di qua, o di la’ “, cavalcano l’onda populista e alimentano quel clima gia’ menzionato di mancata pacificazione.

Voto (scala da 0 a 5 stelle): 4

 

 

Recensione “Amori che non sanno stare al mondo”

Lei è una ricercatrice universitaria, lui un docente, entrambi di mezza età; si innamorano, prima c’è il tumulto della passione, poi subentra la routine di coppia, e quindi lei che vorrebbe regolarizzare il rapporto, lui che tende a scappare. La solita schermaglia contemporanea da maschi contro femmine in questo film di Francesca Comencini. La storia narrata ci mostra ancora una volta che ci sono amori che fanno stare male e ci sono persone che non dovrebbero stare insieme. A meno di non considerare la sofferenza come appuntamento fisso in alcune esistenze, come quella della protagonista Claudia (attrice Lucia Mascino, quella della serie web “Una mamma imperfetta”), nevrotica, insicura, gelosa, sempre sopra le righe. Flavio (Thomas Trabacchi) risponde con dosi minori di nevrosi all’interno della coppia, sicuramente senza arrivare alle punte di schizofrenia della compagna.

“Amori che non sanno stare al mondo” abbraccia molti stereotipi della relazione uomo/donna. La regista racconta la storia focalizzando le nevrosi dei suoi personaggi, soprattutto di Claudia, incapace di gustarsi un solo momento di felicità. Infatti tutti i possibili momenti di gioia vengono azzerati dai dubbi che le prendono, dalla incapacità di vivere l’attimo, dai film mentali che si costruisce nella sua testa anche come conseguenza dell’apparente minore coinvolgimento del compagno.

Un film nel complesso un pochino deludente, non ci sono grandi guizzi di originalità. La ragazza/donna iper-insicura e iper-cerebrale che rovina tutto l’avevamo già vista, in letteratura e al cinema, così come l’uomo più distaccato nella coppia anche perché allibito dai comportamenti di lei, le idiozie dette dalle amiche di lei, il solito momento omo con la presunta (finta) evasione di lei con una allieva più giovane. E alla fine, ammesso che di ogni storia d’amore si debba fare la cronaca includendo i titoli di coda, la domanda che resta è la solita: è lui che ha lasciato lei o è lei che lo ha ridotto in condizioni tali da lasciarla?

Voto (scala da 0 a 5 stelle): 2

 

Recensione “Il premio”

Come in una commedia all’italiana del papà Vittorio, qui è il figlio Alessandro Gassman (nella occasione anche regista del film) a tenere la scena in questo road movie che si avvale della presenza di un altro gigante della nostra commedia di oggi, Gigi Proietti, che interpreta Giovanni Passamonte, scrittore / poeta che deve recarsi a Stoccolma per ritirare il premio Nobel per la letteratura. In questo viaggio viene accompagnato dal figlio (Gassman Jr., appunto, che da tempo aveva praticamente zero rapporti con il padre), dalla figlia e dall’autista / assistente tuttofare (Anna Foglietta e Rocco Papaleo, rispettivamente). Durante il viaggio in auto, le varie tappe di sosta e il soggiorno in Svezia in attesa del grande giorno, vengono fuori, esplodono ma anche in parte si risolvono tutte le incomprensioni familiari covate negli anni e i contrasti generazionali tra un genitore di fama mondiale, ricco, famoso ma insoddisfatto al di là di soldi e fama che ne assecondano i capricci ma non gli danno la felicità, e figli che faticano a realizzarsi, nel lavoro come nei sentimenti. La vita di Giovanni è sempre stata caratterizzata da comportamenti eccentrici (eufemismo), una vita da artista ispirata a principi di libertà, allergica alle etichette e alle convenzioni, spinta agli eccessi, con mogli e figli disseminati ai quattro angoli del mondo. Ragion per cui, verso i due che ora lo accompagnano a Stoccolma, non c’erano quasi mai stati negli anni comportamenti e smancerie tipiche dei canoni standard di una famiglia (e italiana, per di più) ma appena un amichevole e lontano interessamento. Invece questi due figli che lo accompagnano hanno sicuramente sofferto ed ancora soffrono l’ingombrante figura paterna che in parte è responsabile delle loro incompletezze. Comunque alla fine, dopo varie vicissitudini, altre ex-fidanzate e vari figli del protagonista che si palesano improvvisamente, e addirittura l’acquisto volante di una mucca in una fattoria di passaggio pur di avere un bicchiere di latte, e dopo un discorso di accettazione del Nobel in cui finalmente figli e familiari capiscono definitivamente di essere stati ed essere ancora amati da cotanto pater familias, l’amore familiare trionfa e un pacifico lieto fine sembra indirizzare tutti i componenti della allegra famigliuola verso anni più sereni.

Voto (scala da 0 a 5 stelle): 4